In piedi nella stanza, vestito elegantemente giacca, pantaloni camicia, cravatta e scarpe da cerimonia. Tutt’intorno il pubblico.
Nessuno mi riconosce e l’abito non favorisce l’identificarmi con il performer. Sembro più un uomo d’affari, un personaggio distinto che assiste a qualcosa.
Mi mescolo tra il pubblico che ancora non distingue il performer. Dopo alcuni minuti mi porto al centro della stanza, indosso il cinturone (da sollevamento pesi) sopra l’abito. Stringo il cinturone il più possibile.
Mi rivolgo a qualcuno tra il pubblico, “Mi scusi, weigh a moment…” e quindi sollevo la mantenendola aerea il più possibile. Scelgo figure diverse per non dare l’idea di cercare pesi leggeri. Alterno le scelte. Ripeto l’azione diverse volte finché le forze me lo consentono. Raggiunto il limite la performance è conclusa. Esco di scena dicendo ad alta voce “Wait a moment”.
Una rappresentazione mascolina, edonista e spettacolare della forza di una figura tragicomica che indossa una cintura da sollevamento pesi sopra gli abiti eleganti. Null’altro da esibire all’apertura di una mostra.
Sollevando qualcuno, certifico la sua presenza, do peso all’individuo e gli attribuisco l’importanza che merita. Faccio da base a ciò che sollevo e c’è una strana prospettiva quando è lo spettatore a sovrastare.