Non sapevo cosa fare. Avevo la sensazione che qualsiasi idea mi venisse fosse in qualche modo già stata realizzata. Mi sentivo perso e derubato da tutti coloro che mi avevano preceduto.
L’unica cosa che potevo fare fu di restare immobile e raccogliere la polvere che si posava su di me.
Ogni immagine, per essere visibile, deve trovare una superficie su cui posarsi
Azione eseguita nel mio studio in assenza di pubblico e con la presenza di un unico Testimone Oculare. Rimasi immobile, in posizione eretta e ad occhi chiusi per poco più di due ore. Poi, persi l’equilibrio, caddi a terra e così conclusi l’azione.
A lavoro concluso, stampai un certificato, lo firmai assieme al Testimone Oculare e lo spedii alle persone che conoscevo e anche a sconosciuti scelti casualmente nell’elenco telefonico.
Testimone Oculare, Pierluigi Cazzavillan.
Molti anni dopo, funzionalmente alla pubblicazione di un catalogo e allo scopo di ricostruire la memoria nei ricordi dell’unico Testimone Oculare, chiesi a Pierluigi Cazzavillan di descrivere il lavoro in poche righe. Il testimone mi rispose che ricordava l’azione senza poter rammentarne i particolari. Evidentemente, scelsi per l’occasione il teste più dadaista in circolazione.