Può l’arte essere “qualsiasi forma di attività dell’uomo in quanto riprova o esaltazione del suo talento inventivo, e della sua capacità espressiva nel campo estetico”[1], ancora?
Può l’arte, nella sua struttura tradizionale, favorire l’azione culturale incoraggiare ricerca e sperimentazione?
Può l’arte essere ancora provocatoria o deve limitarsi ad interventi di osservazione e constatazione?
Può l’arte esistere ed essere riconosciuta come tale nella mancanza dell’opera?
Può l’opera d’arte coincidere all’idea e l’idea essere l’opera stessa?
Può l’artista vivere ed esprimere o deve rinunciare all’arte?
Può l’esistenza dell’artista essere la sua grande opera?
Può l’artista rispondere a tutto questo o deve aspettare ancora un po’?
Può lo spettatore rispondere a tutto ciò o deve aspettare ancora un po’?
libertà (acr. libertate o libertade) s.f. Stato di autonomia essenzialmente sentito come diritto, e come tale garantito da una precisa volontà e coscienza di ordine morale, sociale politico: conquistare, mantenere, rivendicare la l.; la l. non deve degenerare in licenza I genrc. La situazione relativa all’assenza di costrizioni o limitazioni (l. di scelta; la libertà dei mari) o, estens., di impegni o legami (il lavoro non mi lascia un attimo l.), o anche, sempl., di motivi di ostacolo, impedimento, restrizione, pregiudizio (l. d’opinione, di parola, di voto); può anche riferirsi all’idea contingente di agio, comodità (stare, mettersi in l.) o ritrovarsi in formule di cortesia che introducono un’opinione o un’azione personale (scusi se mi prendo la l. di fare un’osservazione) I Negativamente, atto o episodio che rivela mancanza di controllo o di ritegno, riconducibile, nei rapporti sociali, o a eccessiva confidenza o a mancanza di rispetto: prendersi delle l. con i superiori. [dal lat. Libertas -atis].[2]
Montecchio Maggiore (VI), 12 marzo 1993
[1] Devoto-Oli, Dizionario della lingua italiana.
[2] “Ivi”