Un piccolo carrettino, di quelli che improvvisano i bambini e che usano per spostare materiali e imitare talvolta l’attività dei Grandi. Un piccolo carretto ma molto pesante e che incarna il peso del suo proprio contenuto immateriale. Un carrettino che ho trascinato più volte, in gioventù, e che mi consentiva di puntualizzare e visualizzare qualcosa che non sapevo ancora come descrivere a chi mi chiedeva di che cosa mi occupassi.
Volevo occuparmi d’arte e respiravo la leggerezza che essa mi conferiva avvertendo però anche il peso dei contenuti associati ad essa e che spiccavano il volo nel corpo delle idee tradotte in opera. Provavo vive emozioni e sentivo che l’Arte mi accompagnava sempre e la portavo sulle spalle quasi come una lumaca con il suo guscio. Guardavo all’indietro e non vedevo nulla e così decisi di sentirne almeno il peso, un peso che mi aiutava a spiegarmi che cosa facessi.
A volte tiravo il carretto in paese, altre volte mi allontanavo da casa e altre ancora intraprendevo dei veri e propri viaggi…ma sempre tirando il carretto che bilanciava le mie fughe in avanti.