Giovanni Morbin
Retrospettiva
Verona 02,06,2001
Colpo di fulmine
spazio per l’arte contemporanea

Durata: 2 ore

Il publico attende nella galleria vuota.
Alle ore 18.00, una per volta, le persone accedono all’installazione attraversando il raggio di una fotocellula. L’autiritratto si gira verso la parete e lo spettatore rimane solo con un corpo anestetizzato disteso a terra.
Uscendo, il visitatore riattraversa il raggio e l’autoritratto torna a fissare l’ingresso.

Pensiamo alla morte in generale ed essa sembra semplice cronaca. Ci sfiora, può colpirci e impressionare ma non ci riguarda. Permea il nostro vissuto nel momento in cui, anziché sfiorare, si ferma e invade il quotidiano, indugia per sottrarre parte del paesaggio che c’é caro.
La morte sopraggiunge improvvisa; cala dall’esterno e invade il corpo fino a renderlo inerme.
Descriverla appare improbabile poiché si manifesta a scapito dell’esistenza; realizzarla condurrebbe a scelte estreme e irreversibili.
Il mondo dell'arte é ricco di rappresentazioni caratterizzate sempre dalla finzione.
Ho scelto d’essere lapidario, di consegnare oggettualmente al pubblico il frutto dei miei pensieri proprio per evitate smaccate simulazioni. Predispongo il corpo ad una condizione quanto più vicina possibile alla morte e giaccio in anestesia nella mia opera.
Ciò che m’incuriosisce maggiormente è l’esperienza del pubblico che attraversa indistintamente l’installazione e la mia impotenza.

Azione
Installazione